Distruttività.
Frustrazione.
Insicurezza.
Stupidità.
Paura.
Parla uno psichiatra celebre, Vittorino Andreoli: secondo lui sono queste sono le caratteristiche della nostra epoca.
L’idea è semplice:
“Viviamo in una società dominata dalle frustrazioni. La sensazione prevalente è quella di trovarsi in un ambiente in cui ci si sente esclusi, ci si sente insicuri, si ha paura. Si accumula così la frustrazione, che poi diventa rabbia. E la rabbia sa a cosa porta? Porta alla voglia di spaccare tutto. Il nostro tempo non è violento, è distruttivo”.
Racconta bene la differenza fra la violenza e la distruttività.
La violenza è una sensazione che, raggiunto l’obiettivo, si estingue.
Invece dice che la distruttività è una tendenza a fare male agli altri, anche a se stessi, come piccole apocalissi: sono molto frequenti nelle famiglie di oggi.
Lui lo paragona all’uccidere una persona perché ci ha portato via chi amiamo: questa è violenza.
Mentre la distruttività è uccidere tutta la famiglia, compresi se stessi.
Domina la cultura del nemico.
Queste sono le sue parole.
Così, nella paura e nella frustrazione, le persone tendono a stare sempre più sole.
La guerra e l’aria di guerra sono distruttività.
La regressione all’uomo pulsionale- che è ben diverso da quello istintivo.
E in una società così, dice, solo gli imbecilli possono essere felici.
Perché nella costante sensazione di crisi e di paura, le persone sanno come divertirsi.
E nonostante moltissimi soffrano, le persone sono felici.
Interessante quando dice che le persone vere, che lui chiama Nessuno, sono quelle che faticano a vivere mentre l’economia sta in mano a una ventina di persone che invece non sanno vivere perché hanno troppo.
Qui cita Mark Zuckemberg, che ha perso 100 miliardi in un giorno.
E sai cosa ha detto?
Non è niente per me.
Lui lo classifica come una di queste persone che hanno troppo e non sanno come vivere.
Uno dei padroni dell’umanità.
Parla della differenza fra la felicità e gioia: dice che chi è felice è in una condizione che riguarda l’io, ossia egoistica.
Mentre la gioia è una condizione che riguarda noi e le altre persone.
E quindi racconta di questi imbecilli felici, che sono soli e pensano solo a se stessi, e si divertono in questa situazione di crisi e di paura costante.
Li chiama masochisti felici.
Io la trovo una riflessione interessante, molto interessante.
Una società di persone sole e rabbiose.
Di potere stupido: posso quindi lo faccio.
È forse questo che stanno facendo le persone, passando il loro tempo in case, da soli, ognuno con il proprio device, scrivendo commenti rabbiosi sui social e agendo poco?
Tu cosa ne pensi?
Di chi è la responsabilità?